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Cosa sono le iniezioni intravitreali e come si eseguono

La degenerazione maculare è una patologia della macula (la parte centrale della retina) legata all’invecchiamento. Il processo con cui si sviluppa è il seguente:

  1. Riduzione dell’ossigeno a livello della macula.
  2. Produzione di sostanze chiamate fattori di crescita, come risposta alla riduzione dell’ossigeno.
  3. Formazione di nuovi vasi sanguigni al di sotto della macula (chiamata ‘‘neovascolarizzazione della coroide’’).
  4. Perdita di liquido e sangue da questi vasi ‘‘difettosi’’.
  5. Perdita progressiva della vista al centro del campo visivo.1

Nell’edema maculare diabetico, invece, i vasi sanguigni della retina sono danneggiati dal diabete e perdono liquido, che si accumula all’interno della macula causando l’edema maculare.2

Tra le proteine che stimolano la produzione di vasi sanguigni la più conosciuta e studiata è il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (Vascular Endothelial Growth Factor – VEGF). Dato che l’aumentata espressione di VEGF e di altre proteine ad azione infiammatoria all’interno dell’occhio è la principale causa di diversi tipi di maculopatia, tra le opzioni terapeutiche attualmente disponibili vi sono farmaci anti-VEGF e corticosteroidi (i corticosteroidi utilizzati solo per il trattamento dell’edema maculare diabetico e dell’edema secondario a occlusione venosa retinica).1

Cosa sono le iniezioni intravitreali

I farmaci anti-VEGF sono somministrati tramite iniezione intravitreale, cioè con l’iniezione del farmaco direttamente nell’occhio, attraverso una procedura poco invasiva. I corticosteroidi, più comunemente utilizzati per l’edema maculare, invece, sono inseriti nell’occhio attraverso una procedura simile ma leggermente più invasiva (trattandosi di un impianto intraoculare).1

La terapia di prima scelta per la degenerazione maculare legata all’età e per l’edema maculare diabetico è la somministrazione di farmaci anti-VEGF mediante l’esecuzione di iniezioni intravitreali.1,2 Questa terapia non ha lo scopo di portare alla guarigione completa, ma di rallentare la perdita progressiva della vista e di controllare i sintomi associati alla maculopatia; per tale motivo le iniezioni intravitreali devono essere ripetute nel tempo.1,3

Come si eseguono le iniezioni

Le iniezioni intravitreali si eseguono nel seguente modo:

  1. Si procede alla disinfezione della cute perioculare (la cute intorno all’occhio) e del sacco congiuntivale con iodopovidone 5% per uso oftalmico* e all’applicazione di un telo sterile monouso con accesso adesivo al bulbo oculare.
  2. L’occhio è preventivamente anestetizzato mediante l’instillazione di gocce di collirio anestetico o tramite iniezione di anestetico vicino all’occhio.
  3. Si utilizza un apposito strumento, chiamato blefarostato, per impedire alle palpebre di chiudersi.
  4. Si inietta il farmaco nell’occhio, la procedura dura circa 30 secondi.
  5. Si applicano gocce oculari con azione antibiotica per evitare possibili infezioni oculari.1,3

L’intervento si esegue in posizione supina e in un ambiente sterile, durante o appena dopo l’iniezione è possibile avvertire sensazioni di dolore o di fastidio, solitamente di lieve entità e di breve durata. 

Dopo l’intervento non dovrebbe essere necessario restare in ospedale ma è opportuno un breve periodo di riposo che sarà indicato dall’oculista.3

* Il sacco congiuntivale è una struttura a fondo cieco costituita dalla congiuntiva, cioè una membrana mucosa sottile che riveste la superficie posteriore delle palpebre per ripiegarsi a ricoprire la parte anteriore del bulbo oculare. Iodopovidone è una sostanza ad azione battericida; 5% indica la sua concentrazione percentuale, mentre uso oftalmico indica il suo utilizzo specifico per gli occhi.

Frequenza delle iniezioni

Tipicamente le iniezioni intravitreali con farmaci anti-VEGF si eseguono a cadenza mensile per i primi mesi e nel primo anno ne sono necessarie almeno 6-7. Diversa è invece la durata dei farmaci a lento rilascio a base di corticosteroidi, la cui somministrazione solitamente viene ripetuta non prima di 4 mesi.1

A seconda dei casi è possibile che il tuo oculista preveda schemi diversi di somministrazione della terapia, per massimizzarne l’efficacia:1 ognuno deve poter ricevere il miglior trattamento possibile, anche di lungo periodo, scelto in accordo con il proprio medico curante per la gestione della sua patologia. Sentiti sereno di chiedere indicazioni sul trattamento scelto e sulle possibili alternative terapeutiche.

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FAQ

Il test di Amsler ha dimostrato un’ottima affidabilità nell’identificare l’insorgenza o il peggioramento di patologie che colpiscano il centro della retina, chiamato macula.

Il diabete ad esempio può indurre l’accumulo di liquido (edema), emorragie o aree di ischemia (mancanza di flusso ematico) a livello della macula. In tutti questi casi il test di Amsler risulterà positivo, fornendo al paziente un chiaro segno che lo spinga a sottoporsi a visita al più presto.

Tuttavia la retinopatia diabetica può colpire zone della retina che non vengono testate mediante la griglia di Amsler, che quindi non è in grado di identificarne alterazioni. Questi danni, anche se non coinvolgono il centro della retina, possono comunque portare a complicanze severe come il sanguinamento intraoculare (emovitreo) e perfino il distacco di retina.

È ovvio dunque che un test di Amsler negativo non è sufficiente ad assicurare l’assenza di retinopatia che va sempre verificata mediante esame del fundus oculi una volta ogni 1-2 anni.

Il test di Amsler tuttavia rappresenta un ottimo strumento per l’auto-diagnosi in quanto è gratuito, rapidissimo (meno di 1 minuto) e di semplice esecuzione. Può quindi essere effettuato, tra una visita e la successiva, mensilmente dai pazienti asintomatici oppure ogni qualvolta il paziente abbia il dubbio di essere peggiorato.

Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 2020, un paziente diabetico dovrebbe sottoporsi a visita oculistica, o almeno alla valutazione del fundus oculi, al momento della diagnosi di diabete e successivamente almeno una volta ogni 1-2 anni anche in assenza di sintomi. Questo è sufficiente a identificare alterazioni precoci di retinopatia diabetica e instaurare eventuali trattamenti.

Al di là di questo screening periodico il paziente può percepire l’insorgenza di sintomi, la cui causa va indagata al più presto mediante visita oculistica. In caso sia coinvolta la regione centrale della retina il primo sintomo sarà il calo della vista sotto forma di opacamento della visione centrale o distorsione delle immagini. Questi sintomi sono in genere dovuti all’accumulo di liquido nella regione maculare (edema maculare diabetico) e vanno indagati al più presto per instaurare una terapia adeguata.

Altri sintomi, meno comuni ma altrettanto importanti, sono la comparsa di miodesopsie, ossia “mosche volanti” o “ragnatele” che fluttuano nel campo visivo oppure scotomi (aree scure fisse). Questo può avvenire in caso di sanguinamento nel corpo vitreo, una complicanza grave della retinopatia diabetica che può manifestarsi anche in assenza di coinvolgimento centrale. Anche in questo caso è fondamentale rivolgersi all’oculista al più presto.

In ogni caso, dato che la sintomatologia può essere asimmetrica, è bene effettuare un auto-test periodico compendosi un occhio alla volta in modo da identificare alterazioni anche unilaterali.

L’automonitoraggio a casa da parte del paziente è molto importante per una diagnosi precoce. Il test con la griglia di Amsler é sicuramente il metodo più semplice ed efficace in tal senso.

Un’alternativa può essere il controllo periodico di eventuali cambiamenti della vista quando si osserva un punto di riferimento (televisione, stipite della porta, ecc.) che tutti noi abbiamo in casa.

Esistono anche altri modi per monitorare eventuali variazioni, ma richiedono il possesso e l’utilizzo di strumenti, come ad esempio il ForeseeHome Monitoring Device.

Esistono poi diverse applicazioni per laptop o cellulare con le quali è possibile autosomministrarsi un test dell’acuità visiva e la griglia di Amsler.

Bisogna però sottolineare che l’automonitoraggio non evita i controlli periodici presso l’oculista. Infatti solo l’esame del fondo dell’occhio e la retinografia sono in grado di mettere in evidenza alterazioni precoci della retina e della macula. Inoltre per mezzo dell’OCT si riesce ad osservare un edema maculare minimo, ma comunque dannoso per la visione.

ANGIO-OCT: angiografia a coerenza ottica (o angiografia ottica coerente)
AREDS e AREDS 2: age-related eye disease study
DMLE: degenerazione maculare legata all’età
EMD: edema maculare diabetico
NVC miopica: neovascolarizzazione coroideale miopica
OCT: tomografia a coerenza ottica
OVBR o BRVO: occlusione venosa retinica di branca
OVCR o CRVO: occlusione venosa retinica centrale
OVR: occlusione venosa retinica
PDR o RDP: retinopatia diabetica proliferante
NPDR o RDNP: retinopatia diabetica non proliferante
PRN: pro re nata (“quando serve”)
RD: retinopatia diabetica
VEGF: fattore di crescita endoteliale vascolare
T&E: treat-and-extend (tratta e allunga progressivamente il periodo libero fra i trattamenti)

Bibliografia

  1. Fondazione macula onlus. http://www.fondazionemacula.it/argomenti/iniezioni-intravitreali/. (Ultimo accesso: 20/07/2020).
  2. Schmidt-Erfurth U et al. Ophthalmologica. 2017;237(4):185-222.
  3. Scheda informativa per il trattamento delle maculopatie e del glaucoma neovascolare mediante intervento di iniezione di farmaci anti-VEGF per via intravitreale. Approvato dalla Società Oftalmologica Italiana – Marzo 2020. https://www.sedesoi.com/pdf/GLAUCOMA-NEOVASCOLARE_terapia%20intravitreale_marzo%202020.pdf. (Ultimo accesso: 20/07/2020).