Dr.ssa Mariacristina Parravano

Laurea in Medicina e Chirurgia (con massimo voto e lode) presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma nel 2000.

Diploma di specializzazione in Oftalmologia presso l’Università di Roma “Tor Vergata” nel 2004

Ricercatore nell’Unità Operativa di Retina Medica dell’IRCCS-Fondazione Bietti dal 2004 ad oggi

Attività di Medico Oculista presso il Centro delle Maculopatie dell’IRCCS-Fondazione Bietti all’interno del Complesso Ospedaliero San Giovanni Addolorata dal 2008 al 2017

Responsabile dell’Unità Operativa di Retina Medica dell’IRCCS-Fondazione Bietti dal 2015 ad oggi

Attualmente Professore Associato Corso Specialistico Discipline Integrate – Laurea in Medicina e Chirurgia – UniCamillus International University of Health and Medical Sciences – Roma 2024

Membro dell’ European Faculty of ESASO (European School of Advanced Studies in Ophthalmology) dal 2016 ad oggi

E’ autore di più di 200 pubblicazioni scientifiche su riviste impattate internazionali

Relatore in numerosi convegni e corsi nazionali e internazionali e Membro di prestigiose società scientifiche (Club Gonin, Macula Society, ARVO…)

Principal investigator e co-investigator in numerosi progetti di ricerca nazionali, europei e internazionali.

L’attività di ricerca principale è focalizzata alla diagnosi e terapia delle principali malattie corio-retiniche come la degenerazione maculare legata all’età, retinopatia diabetica, malattie vascolari retiniche. Particolare interesse è rivolto verso l’imaging multimodale delle patologie retino-coroideali.

Testi scritti

Innanzitutto va detto che un paziente diabetico con recente diagnosi di RD ed EMD che si affidi alle cure oculistiche e che risulti essere compliante alle terapie ha buone probabilità di ridurre il rischio di una perdita importante dell’acuità visiva.

Ad oggi infatti il multimodal imaging ci permette di fare diagnosi precocemente di RD e di quantificare accuratamente il coinvolgimento maculare dell’edema maculare diabetico (EMD), che rappresenta la causa di riduzione della vista nei nostri pazienti.

Grandi passi avanti sono stati fatti anche nel campo dell’approccio terapeutico dell’EMD che diventa sempre più personalizzato. Infatti in presenza di EMD si programmano cicli di trattamenti con farmaci anti-VEGF (vascular endothelial growth factor), che rappresentano il gold standard avendo dimostrato un ottimo profilo di efficacia e sicurezza.

Uno svantaggio importante di questa terapia è la necessità di eseguire trattamenti ripetuti nel tempo con un numero di iniezioni pari nel primo anno ad una media di 7-8, con una progressiva riduzione del numero negli anni successivi. Per questo motivo si cerca di privilegiare l’utilizzo di regimi di trattamento fissi con intervalli individualizzati di ritrattamento (treat and extend).

Un’altra categoria di farmaci intravitreali utili nella gestione dell’EMD è rappresentata dagli steroidi a lento rilascio che, oltre ad agire sul VEGF, agiscono su citochine e chemochine (mediatori della cascata dell’infiammazione).

Un importante vantaggio di questa categoria è la più lunga durata d’azione anche se possono essere associati ad una progressione dell’opacizzazione del cristallino o in alcuni casi ad un aumento della pressione intraoculare.

Oltre alle iniezioni intravitreali ci si avvale dell’utilizzo di laser di differenti tipologie quali il laser sottosoglia micropulsato, nella gestione dei casi specifici di edema maculare.

Per quanto riguarda la forma proliferante, già da tempo è stata dimostrata l’efficacia del trattamento argon laser tradizionale per la periferia retinica che deve essere eseguito con urgenza in tutti i casi di retinopatia diabetica proliferante ad alto rischio e/o neovascolarizzazioni papillari o retiniche associate ad emorragie preretiniche o vitreali.

La panfotocoagulazione retinica è indicata anche nei pazienti che presentano una retinopatia diabetica proliferante non ad alto rischio o una retinopatia non proliferante grave se il monitoraggio è reso problematico dalla scarsa collaborazione del paziente o da difficoltà logistiche.

La RD e le sue complicanze rappresentano un campo in cui è facilmente riscontrabile la validità dei programmi di screening per una diagnosi precoce che consenta il più completo inquadramento diagnostico del paziente già alla prima osservazione, accompagnato da una pianificazione personalizzata del timing di monitoraggio e/o trattamento. Infatti un trattamento personalizzato che preveda l’utilizzo di iniezioni intravitreali e/o laser permette di ridurre il rischio di progressione della malattia e di perdita di acuità visiva.

Purtroppo però ancora oggi assistiamo nelle nostre cliniche a situazioni sconfortanti ritrovandoci a dover visitare per la prima volta pazienti con diabete diagnosticato molti anni prima che presentano quindi quadri molto gravi della malattia non essendo mai stati indirizzati correttamente ad uno specialista di riferimento. Il trattamento quindi di queste forme così severe non garantisce un buon risultato morfo-funzionale.

Negli altri casi invece una diagnosi precoce e una corretta gestione a lungo termine ci permette di raggiungere spesso una stabilità garantendo una buona qualità di vita al paziente.

È dunque importante limitare al massimo quei casi di pazienti con diagnosi tardiva facendo in modo che ogni singolo paziente diabetico si sottoponga a screening oftalmologico periodico.