Prof.ssa Stela Vujosevic

ESPERIENZA CLINICA E INTERESSI DI RICERCA

I principali interessi della Dott.ssa Vujosevic riguardano le patologie maculari acquisite e lo studio dei biomarcatori diagnostici, prognostici e predittivi nelle maculopatie vascolari e degenerative.

È considerata un riferimento internazionale per le tecniche di diagnostica non invasiva in oftalmologia, in particolare per autofluorescenza del fondo oculareangiografia OCT e microperimetria, strumenti applicati allo studio precoce della retinopatia diabetica e dell’edema maculare.

Ha contribuito in modo significativo allo sviluppo e alla certificazione dell’International Microperimetry Reading Centre (EVI) e alla diffusione dello screening telematico della retinopatia diabetica nelle città di Padova e Novara.

La sua attività chirurgica comprende interventi di cataratta complessachirurgia vitreo-retinica e iniezioni intravitreali.

ATTIVITA’ ACCADEMICA

È Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano (dal 2021), dove insegna nei corsi di Ortottica e Assistenza Oftalmologica e Malattie dell’Apparato Visivo.

Ha precedentemente insegnato presso l’Università di Padova ed è co-relatrice di numerose tesi di laurea e di specializzazione.

È stata membro di comitati di valutazione per tesi di dottorato in università europee (Copenhagen, Liverpool, Barcellona)

Testi scritti

L’EMD interessa pazienti spesso nel pieno della loro età lavorativa ed è molto importante sensibilizzarli sulla necessità di sottoporsi a visite e terapie ripetute nel tempo: individuare e trattare la malattia in uno stadio precoce permette, infatti, di ottenere migliori risultati in termini di mantenimento della capacità visiva.

Per questo mi auguro che, in futuro, si possano effettuare in modo sistematico screening periodici di tutta la popolazione diabetica, come già avviene ad esempio nei paesi del nord Europa: l’idea è che i pazienti possano essere approcciati non solo in ambiente ospedaliero, ma anche dal medico di base o in farmacia, e lì sottoporsi a fotografie del fondo oculare che poi possano essere valutate dagli specialisti, così da cogliere le iniziali alterazioni potenzialmente dannose per la vista e cominciare subito le cure.

 Per quanto riguarda le terapie, solitamente si interviene con l’iniezione periodica di farmaci nell’occhio del paziente, e la ricerca guarda a trattamenti che abbiano una durata più lunga nel tempo rispetto a quelli attuali, così da somministrarne il minor numero possibile.

 Si lavora inoltre a terapie che abbiano come target non uno, ma più fattori responsabili di EMD, e che possano essere cucite addosso a quello specifico paziente con quello specifico tipo di EMD (medicina personalizzata).

Un ultimo, importantissimo aspetto che nel futuro sarà integrato in tutte le ricerche di nuovi farmaci, è la qualità di vita dei pazienti. Spesso noi oculisti siamo concentrati su parametri come l’aspetto morfologico o funzionale della malattia, senza considerare quanto questa possa invece influenzare diversi aspetti della vita del paziente fin dai suoi primissimi segni. Segni che magari noi non riusciamo ancora a cogliere nonostante le metodiche strumentali che abbiamo a disposizione!

Ebbene, i farmaci del futuro dovranno avere un effetto positivo sulla malattia nel suo insieme, compresa la qualità di vita del paziente.

Per quanto riguarda l’insorgenza della retinopatia diabetica (RD), il fattore glicemico è il più importante ma non è l’unico dei fattori di rischio modificabili: vanno tenuti sotto controllo anche la pressione arteriosa, il profilo lipidico e la presenza di altre comorbidità. Tra i fattori di rischio non modificabili, invece, c’è la durata della malattia diabetica e l’età del paziente. Probabilmente esistono anche fattori genetici, ancora oggetto di studio.

L’emoglobina glicata va sempre valutata insieme ai valori della glicemia a digiuno. Questi due esami danno infatti indicazioni diverse:

La misurazione della glicemia a digiuno consente di individuare i valori di zucchero nel sangue al momento del controllo, quindi anche eventuali episodi di ipoglicemia e iperglicemia

  • L’emoglobina glicata ci fa invece capire come è stato il controllo medio della glicemia nell’ultimo periodo: se ci sono stati episodi di ipoglicemia e iperglicemia, difficilmente verranno colti, perciò avremo un valore medio abbastanza normale

L’ottimizzazione del controllo glicemico, in modo che i valori della glicemia a digiuno e dell’emoglobina glicata siano buoni nel tempo, sicuramente ritarda la comparsa della RD e ne rallenta il peggioramento nelle forme lievi.

Se invece ci troviamo di fronte agli stadi più avanzati della malattia, e in presenza di glicemia ed emoglobina glicata molto elevate, c’è l’eventualità che un rapido miglioramento dei valori possa essere seguito, nel breve termine, da un aggravamento della RD (che tenderà poi però a stabilizzarsi nel tempo). Questo va tenuto presente soprattutto nell’approccio terapeutico dei pazienti con RD non proliferante severa, in cui l’ottimizzazione glicemica possa far evolvere la malattia alla forma proliferante.