Prof. Giuseppe Querques

Il Professor Giuseppe Querques è Oculista presso Casa di Cura La Madonnina, già Professore Associato presso l’Université Paris Est Créteil e presso Università Vita-Salute San Raffaele.

Dal 2025 è, inoltre, Direttore della Clinica Oculistica del Policlinico di Modena in qualità di Professore Ordinario presso UniMORE (Università di Modena e Reggio Emilia).

Consegue la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso l’Università degli Studi di Bari. Si specializza nel 2005 in Oftalmologia all’Università degli Studi di Foggia, dove poi, nel 2009, ottiene un dottorato di ricerca in Medicina Clinica. Nel 2015 consegue, inoltre, l’Abilitazione a Dirigere le Ricerche presso l’l’Université Paris Est Créteil.

Il professor Querques si occupa di interventi chirurgici (principalmente estrazione di cataratta), compresa la chirurgia laser della retina e la somministrazione intravitreale di farmaci. È inoltre specialista in imaging multimodale avanzato e diagnostica, principalmente per malattie retiniche e maculari.

Partecipa a numerose fellowship internazionali (Europa e USA) in oftalmologia ed interviene attivamente a congressi nazionali ed internazionali. È membro del Board e cofondatore di numerose Società Scientifiche internazionali (Europa, Usa e Asia) insignito, tra gli altri titoli, del “American Academy Ophthalmology Contributor Award” nel 2018 e del “Young Investigator Award” della Macula Society nel 2019.

Il Professor Querques è Principal Investigator e Co-Investigator per numerosi Studi/Trials Clinici Internazionali e Caporedattore, Co-redattore e Membro del comitato editoriale per Riviste scientifiche internazionali.

Ha al suo attivo oltre 700 Pubblicazioni Scientifiche principalmente nel campo della retina medica.

Testi scritti

Lo screening della RD/EMD richiede attrezzature adeguate e personale competente, ma questo non significa che sia di pertinenza dei soli centri oculistici di eccellenza.

Lo screening della RD/EMD si fa infatti attraverso l’esame del fondo oculare da parte dell’oculista o la fotografia del fondo oculare effettuata dal diabetologo e interpretata dall’oculista. Qualora lo ritenga necessario, il medico potrà poi sottoporre il paziente ad OCT o indirizzarlo presso un centro oculistico dotato di questo macchinario sofisticato ma oggigiorno di largo utilizzo e diffusione.

L’OCT è un’indagine a supporto del clinico per agevolare la diagnosi ed eventualmente per effettuare una caratterizzazione della retinopatia diabetica, ma non è un mezzo di screening. La mia speranza, però, è che in futuro possa diventarlo, perché consente di cogliere segni preclinici della patologia in modo molto efficace.

Sempre in futuro è auspicabile che l’intelligenza artificiale applicata alla fotografia del fondo oculare e all’OCT, possa portare a diagnosi precoci anche in essenza di prossimità di un medico o di un tecnico dedicato.

Per la cura della retinopatia diabetica oggi abbiamo a disposizione le terapie intravitreali, che comprendono due grandi famiglie di farmaci: gli anti-VEGF e gli steroidi.

I trattamenti laser rimangono una terapia “storica” con dimostrata efficacia che, laddove necessario, potrebbe essere combinata alle intravitreali.

Esistono infine delle terapie innovative, alcune delle quali solo in fase di sperimentazione. Ma prima di parlarne è bene attendere i risultati degli studi: la medicina di oggi, del resto, si basa sull’evidenza, e personalmente credo che creare false aspettative nei pazienti potrebbe fare tanto male quanto gli effetti secondari di terapie improprie. 

Un punto importante che tengo a sottolineare, è che la progressione della retinopatia diabetica si può controllare molto bene, ma non si può arrivare a una guarigione definitiva. Questo è bene che i pazienti lo sappiano prima di andare alla ricerca di cure miracolose che, in realtà, non esistono. Meglio diffidare da chi le propone.