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Quali sono i fattori di rischio delle maculopatie?

La maculopatia diabetica o edema maculare diabetico è una complicazione del diabete conseguenza di danni ai piccoli vasi sanguigni della retina, in particolare nella regione della macula incaricata della visione centrale1. Dalla maculopatia diabetica non si guarisce, tuttavia moltissime persone che soffrono questa patologia riescono comunque a condurre una vita piena grazie a controlli regolari, stile di vita adeguato e trattamenti mirati2.

Le maculopatie presentano differenti fattori di rischio, alcuni dei quali specifici e più frequenti a seconda del tipo di patologia3,4, Anche in presenza di uno o più di questi fattori, è sempre indispensabile rivolgersi al proprio oculista per un’eventuale diagnosi.

I sintomi non sono sempre evidenti

Le maculopatie interessano pazienti di età, genere, etnia e condizione clinica eterogenee e possono avere un decorso variabile. Queste patologie della macula non presentano sempre sintomi evidenti nelle fasi iniziali, tanto che possono restare inosservate per anni. In alcuni casi, invece, progrediscono più velocemente5.

È importante conoscere i fattori di rischio correlati ai diversi tipi di maculopatie per prevenirne, dove possibile, l’insorgenza o identificare chi necessita di controlli oculistici più frequenti, finalizzati a una diagnosi precoce6.

I fattori di rischio 

Vi sono diversi fattori di rischio, alcuni più frequentemente associati a determinati tipi di maculopatia:

Degenerazione maculare legata all’età (DMLE)

Fattori generali

  • Età avanzata (c’è una maggiore probabilità che si manifesti dopo i 60 anni, ma ciò non significa non possa manifestarsi anche in età più giovanile);3,5,6
  • Sesso femminile7;
  • Etnia (più comune tra i caucasici).

Fattori clinici

  • Predisposizione genetica;5
  • Ipertensione;
  • Colesterolo e trigliceridi alti;
  • Stress ossidativo;7
  • Alcune infezioni e infiammazioni croniche.3 

Fattori esterni e stile di vita

  • Esposizione degli occhi ai raggi UV;
  • Fumo di sigaretta (rischio raddoppiato);5
  • Abuso di alcol.3

Edema maculare diabetico (EMD)

Fattori clinici

  • Diabete di tipo 1, tipo 2 e diabete gestazionale (rischio aumentato in caso di lunga durata
  • del diabete e insufficiente controllo glicemico);
  • Predisposizione genetica;
  • Altre patologie sistemiche (ipertensione, obesità, patologie renali, anemia ecc.);
  • Livelli anormali di trigliceridi e colesterolo.

Fattori esterni e stile di vita

  • Fumo di sigaretta;
  • Abuso di alcool;
  • Sedentarietà.4 

Occlusione venosa retinica centrale (OVCR) e di branca (OVBR)

Fattori clinici

  • Ipertensione;
  • Diabete mellito;
  • Patologie renali;
  • Dislipidemia (livelli anormali di colesterolo e/o trigliceridi);
  • Glaucoma (aumento della pressione all’interno dell’occhio) specificamente per la OVCR.

Fattori esterni e stile di vita

  • Fumo di sigaretta8.

Neovascolarizzazione coroidea miopica (NVC miopica)

Fattori clinici

  • Miopia elevata;
  • Predisposizione genetica.9
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Rivolgiti all’oculista!

Nel caso in cui presenti uno o più di questi fattori di rischio, non è detto che tu abbia una maculopatia o che la svilupperai necessariamente in futuro. Se ritieni di avere un calo della vista o anomalie del campo visivo – come aree offuscate, scure o distorte – è consigliabile contattare un medico il prima possibile per eseguire una visita oculistica10.

È sufficiente tenere sotto controllo la glicemia?

Purtroppo non sempre. Anche se un buon controllo della glicemia può ridurre significativamente il rischio di sviluppare complicanze oculari associate al diabete come la retinopatia o l’edema maculare diabetico, non elimina del tutto il rischio. Quindi è importante per i pazienti con diabete sottoporsi regolarmente a visite oculistiche oltre a mantenere la glicemia entro certi limiti11.

Ricorda che è fondamentale rivolgersi all’oculista ed eseguire visite di controllo regolari per monitorare la tua vista e sapere se sei affetto o sei a rischio di avere una maculopatia: solo sottoponendoti a visite periodiche e seguendo tutte le indicazioni dell’oculistica sarà infatti possibile ricevere un’eventuale diagnosi e stabilire, di conseguenza, una terapia adeguata.5

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Il test di Amsler ha dimostrato un’ottima affidabilità nell’identificare l’insorgenza o il peggioramento di patologie che colpiscano il centro della retina, chiamato macula.

Il diabete ad esempio può indurre l’accumulo di liquido (edema), emorragie o aree di ischemia (mancanza di flusso ematico) a livello della macula. In tutti questi casi il test di Amsler risulterà positivo, fornendo al paziente un chiaro segno che lo spinga a sottoporsi a visita al più presto.

Tuttavia la retinopatia diabetica può colpire zone della retina che non vengono testate mediante la griglia di Amsler, che quindi non è in grado di identificarne alterazioni. Questi danni, anche se non coinvolgono il centro della retina, possono comunque portare a complicanze severe come il sanguinamento intraoculare (emovitreo) e perfino il distacco di retina.

È ovvio dunque che un test di Amsler negativo non è sufficiente ad assicurare l’assenza di retinopatia che va sempre verificata mediante esame del fundus oculi una volta ogni 1-2 anni.

Il test di Amsler tuttavia rappresenta un ottimo strumento per l’auto-diagnosi in quanto è gratuito, rapidissimo (meno di 1 minuto) e di semplice esecuzione. Può quindi essere effettuato, tra una visita e la successiva, mensilmente dai pazienti asintomatici oppure ogni qualvolta il paziente abbia il dubbio di essere peggiorato.

L’automonitoraggio a casa da parte del paziente è molto importante per una diagnosi precoce. Il test con la griglia di Amsler é sicuramente il metodo più semplice ed efficace in tal senso.

Un’alternativa può essere il controllo periodico di eventuali cambiamenti della vista quando si osserva un punto di riferimento (televisione, stipite della porta, ecc.) che tutti noi abbiamo in casa.

Esistono anche altri modi per monitorare eventuali variazioni, ma richiedono il possesso e l’utilizzo di strumenti, come ad esempio il ForeseeHome Monitoring Device.

Esistono poi diverse applicazioni per laptop o cellulare con le quali è possibile autosomministrarsi un test dell’acuità visiva e la griglia di Amsler.

Bisogna però sottolineare che l’automonitoraggio non evita i controlli periodici presso l’oculista. Infatti solo l’esame del fondo dell’occhio e la retinografia sono in grado di mettere in evidenza alterazioni precoci della retina e della macula. Inoltre per mezzo dell’OCT si riesce ad osservare un edema maculare minimo, ma comunque dannoso per la visione.

Lo screening della RD/EMD richiede attrezzature adeguate e personale competente, ma questo non significa che sia di pertinenza dei soli centri oculistici di eccellenza.

Lo screening della RD/EMD si fa infatti attraverso l’esame del fondo oculare da parte dell’oculista o la fotografia del fondo oculare effettuata dal diabetologo e interpretata dall’oculista. Qualora lo ritenga necessario, il medico potrà poi sottoporre il paziente ad OCT o indirizzarlo presso un centro oculistico dotato di questo macchinario sofisticato ma oggigiorno di largo utilizzo e diffusione.

L’OCT è un’indagine a supporto del clinico per agevolare la diagnosi ed eventualmente per effettuare una caratterizzazione della retinopatia diabetica, ma non è un mezzo di screening. La mia speranza, però, è che in futuro possa diventarlo, perché consente di cogliere segni preclinici della patologia in modo molto efficace.

Sempre in futuro è auspicabile che l’intelligenza artificiale applicata alla fotografia del fondo oculare e all’OCT, possa portare a diagnosi precoci anche in essenza di prossimità di un medico o di un tecnico dedicato.

Innanzitutto va detto che un paziente diabetico con recente diagnosi di RD ed EMD che si affidi alle cure oculistiche e che risulti essere compliante alle terapie ha buone probabilità di ridurre il rischio di una perdita importante dell’acuità visiva.

Ad oggi infatti il multimodal imaging ci permette di fare diagnosi precocemente di RD e di quantificare accuratamente il coinvolgimento maculare dell’edema maculare diabetico (EMD), che rappresenta la causa di riduzione della vista nei nostri pazienti.

Grandi passi avanti sono stati fatti anche nel campo dell’approccio terapeutico dell’EMD che diventa sempre più personalizzato. Infatti in presenza di EMD si programmano cicli di trattamenti con farmaci anti-VEGF (vascular endothelial growth factor), che rappresentano il gold standard avendo dimostrato un ottimo profilo di efficacia e sicurezza.

Uno svantaggio importante di questa terapia è la necessità di eseguire trattamenti ripetuti nel tempo con un numero di iniezioni pari nel primo anno ad una media di 7-8, con una progressiva riduzione del numero negli anni successivi. Per questo motivo si cerca di privilegiare l’utilizzo di regimi di trattamento fissi con intervalli individualizzati di ritrattamento (treat and extend).

Un’altra categoria di farmaci intravitreali utili nella gestione dell’EMD è rappresentata dagli steroidi a lento rilascio che, oltre ad agire sul VEGF, agiscono su citochine e chemochine (mediatori della cascata dell’infiammazione).

Un importante vantaggio di questa categoria è la più lunga durata d’azione anche se possono essere associati ad una progressione dell’opacizzazione del cristallino o in alcuni casi ad un aumento della pressione intraoculare.

Oltre alle iniezioni intravitreali ci si avvale dell’utilizzo di laser di differenti tipologie quali il laser sottosoglia micropulsato, nella gestione dei casi specifici di edema maculare.

Per quanto riguarda la forma proliferante, già da tempo è stata dimostrata l’efficacia del trattamento argon laser tradizionale per la periferia retinica che deve essere eseguito con urgenza in tutti i casi di retinopatia diabetica proliferante ad alto rischio e/o neovascolarizzazioni papillari o retiniche associate ad emorragie preretiniche o vitreali.

La panfotocoagulazione retinica è indicata anche nei pazienti che presentano una retinopatia diabetica proliferante non ad alto rischio o una retinopatia non proliferante grave se il monitoraggio è reso problematico dalla scarsa collaborazione del paziente o da difficoltà logistiche.

L’EMD interessa pazienti spesso nel pieno della loro età lavorativa ed è molto importante sensibilizzarli sulla necessità di sottoporsi a visite e terapie ripetute nel tempo: individuare e trattare la malattia in uno stadio precoce permette, infatti, di ottenere migliori risultati in termini di mantenimento della capacità visiva.

Per questo mi auguro che, in futuro, si possano effettuare in modo sistematico screening periodici di tutta la popolazione diabetica, come già avviene ad esempio nei paesi del nord Europa: l’idea è che i pazienti possano essere approcciati non solo in ambiente ospedaliero, ma anche dal medico di base o in farmacia, e lì sottoporsi a fotografie del fondo oculare che poi possano essere valutate dagli specialisti, così da cogliere le iniziali alterazioni potenzialmente dannose per la vista e cominciare subito le cure.

 Per quanto riguarda le terapie, solitamente si interviene con l’iniezione periodica di farmaci nell’occhio del paziente, e la ricerca guarda a trattamenti che abbiano una durata più lunga nel tempo rispetto a quelli attuali, così da somministrarne il minor numero possibile.

 Si lavora inoltre a terapie che abbiano come target non uno, ma più fattori responsabili di EMD, e che possano essere cucite addosso a quello specifico paziente con quello specifico tipo di EMD (medicina personalizzata).

Un ultimo, importantissimo aspetto che nel futuro sarà integrato in tutte le ricerche di nuovi farmaci, è la qualità di vita dei pazienti. Spesso noi oculisti siamo concentrati su parametri come l’aspetto morfologico o funzionale della malattia, senza considerare quanto questa possa invece influenzare diversi aspetti della vita del paziente fin dai suoi primissimi segni. Segni che magari noi non riusciamo ancora a cogliere nonostante le metodiche strumentali che abbiamo a disposizione!

Ebbene, i farmaci del futuro dovranno avere un effetto positivo sulla malattia nel suo insieme, compresa la qualità di vita del paziente.

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ANGIO-OCT: angiografia a coerenza ottica (o angiografia ottica coerente)
AREDS e AREDS 2: age-related eye disease study
DMLE: degenerazione maculare legata all’età
EMD: edema maculare diabetico
NVC miopica: neovascolarizzazione coroideale miopica
OCT: tomografia a coerenza ottica
OVBR o BRVO: occlusione venosa di branca
OVCR o CRVO: occlusione venosa centrale retinica
OVR: occlusione venosa retinica
PRN: pro re nata (“quando serve”)
RD: retinopatia diabetica
VEGF: fattore di crescita endoteliale vascolare
T&E: treat-and-extend (tratta e allunga progressivamente il periodo libero fra i trattamenti)

1 United Lincolnshire Teaching Hospitals NHS Trust. Diabetic Retinopathy and Maculopathy.
https://www.ulh.nhs.uk/services/ophthalmology/ophthalmology-patient-information/diabetic-retinopathy-and-maculopathy/

2 Retina Vitreous Associates of Florida. Can Diabetic Retinopathy Be Reversed?
https://rvaf.com/can-diabetic-retinopathy-be-reversed/

3 Swaroop A et al. Annual Review of Genomics and Human Genetics. 2009;10:19–43.

4 Patient Guide to Diabetic Macular Edema. Science of DME.
http://www.scienceofdme.org/wp-content/uploads/2014/09/Patient-Brochure-Science-of-DME.pdf

5 National Eye Institute. Age-Related Macular Degeneration.
https://www.nei.nih.gov/learn-about-eye-health/eye-conditionsand-diseases/age-related-macular-degeneration

6 Lambert NG et al. Progress in Retinal and Eye Research. 2016;54:64–102.

7 Pennington KL, De Angelis MM. Eye and Vision (London). 2016;3:34.

8 Wong TY, Scott IU. New England Journal of Medicine. 2010;363:2135–2144.

9 Wong TY et al. Ophthalmology. 2015;99:289–296.

10 The Amsler Grid.
https://amslergrid.org/

11 Rajalakshmi R, Prathiba V, Mohan V. Does tight control of systemic factors help in the management of diabetic retinopathy? Indian J Ophthalmol. 2016;64(1):62–68. doi:10.4103/0301-4738.178146.