Chi vive con una persona che soffre, senza saperlo, di edema maculare diabetico, può accorgersi da alcuni segnali tipici che la vista del suo caro non è più quella di una volta.


L’edema maculare diabetico (EMD) è una grave complicanza della malattia retinica (RD) che può colpire coloro che soffrono di diabete da molti anni, o che lo scoprono tardivamente. L’EMD comporta l’accumulo progressivo di liquidi intorno o al di sotto della macula, e purtroppo dà sintomi di sé solo in fase avanzata. Quando la persona che ne è affetta si accorge di non vedere più bene come prima, spesso il danno a livello maculare è già serio.

 

La macula, infatti, è la porzione di retina che ha il compito di elaborare la visione centrale grazie alla sua elevatissima concentrazione di fotorecettori. In questa piccola zona del fondo oculare si raccolgono le onde luminose e si effettua la messa a fuoco delle immagini. Inoltre, sempre alla macula, dobbiamo la capacità di riconoscere i colori e le loro sfumature.

 

Dall’edema maculare diabetico purtroppo non si guarisce, ma per fortuna oggi esistono terapie in grado di bloccare l’avanzare della malattia e riassorbire l’edema che comporta la deformazione delle immagini: quanto più tempestiva sarà la diagnosi, tanto più efficaci saranno i rimedi per proteggere la vista da ulteriori danneggiamenti.

 

 

Chi vive con una persona diabetica può accorgersi che la vista del proprio congiunto non è più quella di una volta da alcuni segnali tipici. Un caregiver attento si rende conto dei progressivi deficit visivi provocati dall’EMD ancor prima che la persona che ne sia colpita sia in grado di rilevarli su di sé, e in tal modo contribuire a salvare la sua vista. Ecco i campanelli d’allarme da riconoscere:

 

  1. Difficoltà nel distinguere i colori dello spettro luminoso e le loro sfumature brillanti. La persona con EMD può, ad esempio, provare ad aumentare l’intensità dei colori del televisore o dei dispostivi digitali senza rendersi conto che il difetto è nei suoi occhi, e non nelle impostazioni del monitor.
  2. Visione offuscata. Nell’EMD è comune vedere le immagini velate, ingrigite e più scure della realtà. Questo sintomo viene spesso confuso con la cataratta. Un familiare attento può quindi avere il sospetto che il proprio congiunto abbia questo problema, comune soprattutto negli over 70, e spingerlo a farsi controllare dall’oculista. Ottima mossa perché in questo modo è possibile diagnosticare quella che potrebbe essere non tanto una cataratta quanto una retinopatia diabetica, e correre ai ripari.
  3. Abbagliamento prolungato, soprattutto notturno. La persona con EMD ha problemi nell’elaborazione e nell’accomodamento degli impulsi luminosi che arrivano dall’esterno. Così accade che le luci, i fanali delle auto, le insegne, e qualunque tipo di stimolo luminoso resti impresso nella retina lasciando una sensazione forte e prolungata di abbagliamento, più evidente nelle ore notturne, a causa dell’illuminazione artificiale.
  4. Diminuzione della visione notturna. Anche questo è un sintomo tipico, associato all’abbagliamento. Chi soffre di EMD vede in modo sfocato e annebbiato, e questa perdita di definizione visiva si accentua nelle ore notturne. Il caregiver potrebbe accorgersi che c’è qualcosa che non va dal fatto che il suo familiare tende a tenere accese in casa molte più luci rispetto al solito.
  5. Difficoltà a vedere con i “soliti” occhiali. Molte persone con difetti visivi (ad esempio miopia o presbiopia), lamentano di non riuscire più a vedere nitidamente come prima e di doversi recare dall’ottico per correggere le lenti. In realtà, il problema potrebbe non essere più il difetto di rifrazione, bensì la maculopatia.
  6. Visione distorta delle immagini. Chi soffre di edema maculare diabetico non riconosciuto, vede le immagini deformate e le linee storte. Anche questo è un tipico segnale di cui un caregiver può accorgersi subito. In questi casi è utilissimo sottoporre periodicamente la persona a un test fai-da-te come quello della griglia di Amsler.

 

Qualunque sia il segnale colto, sarà importante che i familiari non minimizzino il problema oculare e visivo della persona a loro cara ma, anzi, lo spronino a recarsi senza indugio dall’oculista per effettuare una visita completa.

Prof.ssa Chiara Maria Eandi, Specialista in Oftalmologia,

Professore Associato Università di Torino, Dipartimento di Scienze Chirurgiche.

Quali test può “autosomministrarsi” un diabetico per capire se ci sono le prime avvisaglie di retinopatia o edema maculare?

 

L’automonitoraggio a casa da parte del paziente è molto importante per una diagnosi precoce. Il test con la griglia di Amsler é sicuramente il metodo più semplice ed efficace in tal senso.

 

Un’alternativa può essere il controllo periodico di eventuali cambiamenti della vista quando si osserva un punto di riferimento (televisione, stipite della porta, ecc.) che tutti noi abbiamo in casa.

 

Esistono anche altri modi per monitorare eventuali variazioni, ma richiedono il possesso e l’utilizzo di strumenti, come ad esempio il ForeseeHome Monitoring Device.

 

Esistono poi diverse applicazioni per laptop o cellulare con le quali è possibile autosomministrarsi un test dell’acuità visiva e la griglia di Amsler.

 

Bisogna però sottolineare che l’automonitoraggio non evita i controlli periodici presso l’oculista. Infatti solo l’esame del fondo dell’occhio e la retinografia sono in grado di mettere in evidenza alterazioni precoci secondarie al diabete. Inoltre per mezzo dell’OCT si riesce ad osservare un edema maculare minimo, ma comunque dannoso per la visione.

Una volta sospettata la presenza di edema maculare, quali sono le esperienze più frequenti dei pazienti, raccolte dal Comitato Macula?